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Se l’osso mandibolare o mascellare risulta insufficiente per un impianto, è possibile ricorrere alle nuovissime tecniche di rigenerazione ossea. Lo scopo è quello di sollecitare il processo fisiologico di rimodellazione e crescita dell’osso, ricorrendo a varie tecniche. La prima è una specie di auto-trapianto: si preleva l’osso da un’altra parte del corpo (dal mento,dalla mandibola, o dal capo) e lo si innesta nel sito ricevente. Nel secondo tipo di rigenerazione ossea si utilizza un osso artificiale, cioè costituito da materiale sintetico; questo può essere l’idrossiapatite artificiale,osso bovino deantigenato,o altre sostanze, essenzialmente polimeri). Tale materiale, installato nel sito ricevente e irrorato dal sangue del paziente si combina con gli osteoblasti dell’osso danneggiato e si fonde con quest’ultimo. Questo intervento non espone al rischio del rigetto, essendo il materiale sintetico e biocompatibile. Inoltre l’intervento è il più semplice tra quelli rivolti al miglioramento dell’osso. La maggior controindicazione di questa soluzione consiste nella bassa vascolarizzazione dell’osso artificiale, che risulta quindi abbastanza diverso da quello indotto dalle altre forme di rigenerazione.

 

La tecnica dell’osteoinduzione invece mira a sollecitare l’osso danneggiato o insufficiente aumentando la sua vascolarizzazione. Si irrora l’osso, nel punto in cui si vuole fare l’impianto, con il sangue prelevato dallo stesso paziente. Il sangue viene frazionato in due parti, una ricca di piastrine e di fattori di crescita, e una povera di piastrine, ma ricca di sostanze cicatrizzanti (come la fibrina). La prima parte del sangue viene immessa nell’osso da rigenerare, opportunamente miscelata con una piccola frazione di osso del paziente stesso. Dopo circa sei mesi la formazione di nuovo osso nel punto dell’iniezione pone le premesse per un impianto vero e proprio. La parte di sangue povera di piastrine viene quindi applicata sulla zona come fattore cicatrizzante e per completare il processo di osteoinduzione.

Tutte le tecniche di rigenerazione ossea hanno una percentuale di successo che dipende anche dalle condizioni generali del paziente; in particolare, quasi tutte le tecniche sono incompatibili con il diabete, con i disturbi della coagulazione, nel caso di pazienti fumatori o pazienti in cura con chemioterapia o steroidi, anticoagulanti, immunosoppressori o antiepilettici. Spesso queste tecniche vengono accoppiate all’uso del laser per sterilizzare la zona dell’impianto o per sollecitare maggiormente l’induzione ossea.

Le tecniche più avanzate, ancora in fase di ricerca sperimentale, prevedono invece l’uso delle cellule staminali, prelevate dal midollo del paziente, per rigenerare l’osso: le cellule sollecitate si trasformano in osso nuovo, senza problemi di rigetto con un processo fisiologico naturale.
Altre ricerche riguardano le proteine osteomorfogenetiche (BMP secondo l’acronimo americano); una di esse, l’amelogenina, sarebbe la proteina animale in grado di far crescere l’osso naturalmente. Tali proteine sembrano in grado di stimolare il cemento alla base dei denti e gli osteoblasti dell’osso per rigenerare l’osso aumentandone lo spessore. Verrebbero applicate nella sede da rigenerare sotto forma di gel. Le BMP sono in fase di studio e il loro utilizzo non è stato ancora completamente collaudato e standardizzato secondo un protocollo ben preciso.